Ho comprato una Aria MM20 e dopo circa un mese la chitarra, che nasce priva del battipenna, ha cominciato a sverniciarsi proprio in quella zona. All’inizio ho pensato che mettere un battipenna fosse una buona soluzione, perché proprio in quel punto la vernice arancione si staccava, ma messo il battipenna la vernice nella parte bassa sotto la mascherina continuava ad andarsene e la cosa sinceramente m’infastidiva non poco.
Ho cercato su vari forum cosa si potesse fare anche perché la chitarra mi piace molto e non l’avrei certo abbandonata in quelle condizioni. Un suggerimento mi è arrivato dai francesi che in merito a chitarre manouche sanno il fatto loro.

Ho capito che la vernice arancione del top in generale è poco amata anche perché il colore è poco naturale mentre la chitarra in sé piace a molti, anche a chi è possessore di chitarre ben più costose (Jimmy Rosenberg per esempio ne ha una e la usò a Samois nel 2007).
Vediamo quindi quali modifiche sono possibili.

La prima è la sverniciatura del piano armonico.
Si può fare abbastanza agevolmente con acetone industriale, un paio di rotoli di carta da cucina molto bianchi e chiaramente schermando la tastiera e le parti da non sverniciare con scotch protettivo.
Passare a questo punto ripetutamente la carta imbevuta di acetone, per asportare completamente la vernice.
Devo dire però che alcuni utilizzatori hanno pensato, a questo punto, di levigare la tavola armonica raschiando via il turapori e lasciando il legno nudo. Io ho preferito questa soluzione per vari motivi tra cui il fatto che assottigliando il piano armonico il suono migliora notevolmente. In quest’ultimo caso la finitura si può fare in molti modi: la nitrocellulosa è la vernice più usata.
La mia scelta è ricaduta sulla lucidatura con cera d’api, un sistema antico e caduto in disuso. Prima di sverniciare, bisogna comunque rimuovere l’attaccacorde, il ponte e i due baffi che sono incollati e quindi facilmente staccabili. Ricordo che la rosetta e il binding sono in plastica, quindi non esagerate con la quantità di acetone in quelle zone per non rischiare di bruciarli.

Il secondo miglioramento è sicuramente sostituire il pezzo di panno sotto l’attaccacorde con un bel pezzo di cuoio, meno ronzii e rumori estranei.

La parte più interessante è comunque la modifica del ponte. Certo, volendo si può comprarne uno nuovo di liuteria in ebano dal costo variabile tra i trenta ai cento euro, ma da manouche è più interessante modificare quello in dotazione a costo zero.
La procedura è semplice: il ponte appoggia tutto sulla cassa, mentre la soluzione con maggior resa è di renderlo sospeso come da immagine allegata e svuotarlo all’interno per renderlo più leggero. Quest’operazione io l’ho eseguita in questo modo: prima ho limato la base per creare i due ponticelli di appoggio e poi col trapano ho forato la parte interna, svuotandola poi con uno scalpellino a cucchiaio. Ricordo che le corde non devono comunque essere troppo basse per evitare il friggere e lo smorzamento dei vibrati e bending. A questo punto la chitarra mi soddisfa molto e, senza spendere grosse cifre la resa è veramente elevata. Aggiungo che le chitarre manouche di pregio al confronto hanno un prezzo di almeno dieci volte più elevato.